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| PROGETTO COMUNE. Questo è il nome del nostro periodico. Per spiegare i motivi che portarono alla sua nascita abbiamo deciso di riportare, in maniera quasi integrale, un articolo pubblicato su “Progetto Comune” del marzo 1990 che li riassume in maniera efficace: … Qualunque organo d’informazione ha un suo progetto politico e sociale. Il nostro si propone di dare voce e spazio a coloro che non ne hanno, ma vogliono parlare. L’intento è anche quello di ricercare, laddove è possibile e con l’umiltà di chi riconosce i propri limiti, e sono tanti, le responsabilità morali, politiche e sociali, di una realtà, quella di Casandrino, che, spesso, offende gli stessi cittadini. Nasciamo come un mensile libero e tale resteremo. Il nostro obiettivo è quello di fornire un’informazione corretta e libera da pressioni. Le premesse ci sono tutte. L’autofinanziamento è la migliore garanzia. Per non divenire servi di nessuno e tanto meno dei partiti, abbiamo, però, assoluta necessità del vostro apporto. Il nome “Progetto Comune” si presta a diverse chiavi di lettura. Per noi della redazione, esso vuol dire innanzitutto “proposte della collettività per la collettività”. E il “comune” è inteso nella sua duplice accezione. Come sostantivo, progetto per il rinnovamento e la trasformazione del paese. Come aggettivo, proposte, idee, spirito critico e creativo, di un gruppo, che nasce piccolo, ma che si propone di diventare davvero rappresentativo di un “Progetto Comune”. Ci rivolgiamo, per dirla come Oriana Fallaci “a tutti coloro che non amano il potere” e a quelli che da esso vengono calpestati, aggiungiamo noi. Il nostro giornale intende dar voce ai giovani, aiutarli ad esprimersi e a trovare interlocutori. Aprire una speranza che combatta l’ormai consolidata, quanto lesiva, per la dignità di ciascuno, consuetudine di aspettare ”il miracolo” del solito politicante per risolvere l’umano bisogno del lavoro. Ci rivolgiamo agli anziani, qui più che altrove, destinati ad un grigio tramonto. Il giornale è anche loro! È una possibilità d’incontro e d’organizzazione. La terza età non è una bestemmia. Alle donne. Giovani e non. Si può provare a modificare la routine che le avvilisce e abbruttisce precocemente. Ai bambini. Tutti. A quelli dei containers, e sono ancora molti a Casandrino, che vivono in condizioni bestiali e nella più assoluta privazione. Come a quelli più fortunati, che non evadono le scuole dell’obbligo, ma che pure non trovano niente di meglio da fare, dopo la scuola, che crescere in strada, con tutti i pericoli che la cosa comporta, non ultimo la droga. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini che riconoscono l’impegno civile un dovere. Perché sostengano quest’iniziativa da lettori ma soprattutto da protagonisti. Il giornale è per loro ed è loro! In fine, sentiamo di dover ringraziare tutti coloro che hanno sperato e insieme ci hanno spinto a quest’iniziativa per il paese, che è soltanto una tra le tante possibili. Pensiamo ai tanti uomini che hanno fatto la storia, quella pulita e di cui essere fieri, di Casandrino. A quelli che con umiltà e sacrificio hanno scritto una Storia che nessuno mai conoscerà perché essa è fatta di sola e semplice quotidianità. A tutti quegli uomini che lavorando e sperando, in silenzio, sono passati e non li abbiamo visti, ma hanno avuto il coraggio, virtù oggi tanto rara, d’affermare nelle pubbliche piazze ”… Cristo a Casandrino non solo non si è mai fermato, ma non c’è neppure passato” con la profonda amarezza di avere “ la consapevolezza che… l’uomo è soggetto protagonista della propria storia e perciò stesso responsabile del destino suo e della collettività” (Pietro Picardi ndr). Casandrino, tra le tante anomalie, non riesce più a distinguere lo spartiacque tra lecito e illecito, tra ciò che è legale e ciò che non lo è. Francesco Cacace (Zio Ciccio per chi lo ha conosciuto) nella sua ultima apparizione in pubblico, ebbe a dire a proposito della camorra –Adesso non possiamo neanche più parlarne! Ma che uomini siamo?- Il tono era quello di un vecchio arrabbiato e deluso, frustrato ma non vinto, nobile nella naturale umiltà. Era il risentimento di un uomo onesto e dignitoso. No “Zio Ciccio”. Vedrai, se ne potrà parlare e ne parleremo anche per te. E grazie per avercelo ricordato.
La Redazione
(Da Progetto Comune marzo 1990)
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