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Quando nel mese di gennaio del 1990 un gruppo di incoscienti cominciò a ragionare sulla necessità di un “risveglio civile” della cittadina, certo nessuno di loro avrebbe pensato di “resistere” tanto a lungo, ben sedici anni! IL CONTESTO Erano anni difficili per Casandrino, stretto nella morsa della camorra, da un lato, e dal degrado della classe politica, dall’altro, il livello di civismo aveva raggiunto minimi impensabili. Non che altrove si stesse meglio, l’hinterland segnava “allarme rosso”. Di lì a poco sarebbe scoppiato tangentopoli e il sistema politico si sarebbe frantumato. L’Italia si sarebbe svegliata sotto un cumulo di macerie e sommerso di fango. Un sistema politico e la sua classe dirigente sarebbero state spazzate via, avviandosi verso una ricostruzione lunga, faticosa e costosa. Che gli equilibri mondiali fossero cambiati era chiaro già nell’89, con la caduta del muro. Gli effetti si sarebbero sentiti di li a qualche anno. Lo avevano ben chiaro politici con la vista lunga come il sen. Andreotti. Anche la crisi economica, che sarebbe esplosa in tutta la sua gravità qualche anno dopo, tanto da costringere il governo Amato (’92) ad una finanziaria epocale, iniziava a dispiegare i suoi effetti. Il sud viveva questi anni ridondando le difficoltà generali e aggiungendo una variabile storica: la criminalità organizzata. Ormai il potere politico-affaristico-mafioso, era così diffuso che non si preoccupava di mostrarsi nelle forme più spavalde e pubbliche. Anzi, proprio per questo, si era autolegittimato. Nei nostri borghi, poi, caduti tutti i veli, fare bella mostra di frequentazioni malavitose, rappresentava per il ceto politico dominante il miglior modo per testimoniare la propria potenza, certi dell’impunità assicurata dalla degenerazione sistemica. Insomma, non è esagerato affermare che la legalità insieme alla libera espressione erano state sospese. D’altronde Casandrino aveva vissuto molteplici momenti di autentico terrore. Tra l’87 e il ’90 gli omicidi, le gambizzazioni, che avevano riguardato anche personaggi politici, consumati erano stati diversi. LE PRIME RIUNIONI Nasce in questo contesto la presa di coscienza che bisognava fare qualcosa. Le prime riunioni si tennero a casa di Maria Rosaria Pezzella. I partecipanti, insieme a lei, Pasquale Pezzella, Peppe Morello, Pasquale Cardone e. successivamente, Luigi Bilancio. Era chiaro ai partecipanti che l’obiettivo cui puntare era rappresentato dal mutamento culturale della cittadina: un obiettivo a medio-lungo periodo che poteva partire solo dai ragazzi. A partire dalla scuola. Perciò, si avvertiva di profondere ogni energia per creare un polo di aggregazione che ricucisse una coesione sociale frantumata dagli eventi e arretrata nella difesa del “particulare” dentro le mura domestiche. Si pensò subito di fondare un periodico e, successivamente, attorno ad esso, un luogo fisico dove incontrarsi e confrontarsi: il Centro Culturale Casandrino. Il numero zero del giornale vide la luce nel mese di marzo di quell’anno. La testata si chiamerà “Progetto Comune”. L’editoriale, a nome della Redazione, esprime sinteticamente il programma che s’intende perseguire e invita, in particolare, i giovani a farsene promotori. Il primo Direttore è Antonio Lamanna. Ligio a una antica maledizione, il paese non aveva ancora perso l’abitudine di guardare “in negativo” tutte le novità. E così, complice le elezioni amministrative di maggio, il Periodico fu subito tacciato di “opportunismo politico”, meteora, vita breve. Invece, proprio le elezioni confermarono l’urgenza di un radicale cambiamento politico-sociale che stentava ad affermarsi. E che poteva dispiegarsi solo attraverso un diverso modo di concepire la vita associata. IL GRUPPO DI GIOVANI CHE FONDANO IL CENTRO Iniziata la pubblicazione di “Progetto Comune”, intorno ad essa si forma il gruppo di ragazzi che di lì a poco inaugureranno, al Corso Carlo Alberto 144, l’apertura del “Centro Culturale Casandrino”. Il 23 dicembre 1990, nove giovani sottoscrivono l’atto costitutivo della neonata Associazione: Verde Antonio (Presidente), Matteis Mario (Vicepresidente), Cangiano Alfredo (Segretario-Tesoriere), D’Ettore Pasquale (Consigliere), Livicato Borrelli Umberto (Consigliere), Mancino Silvana (Consigliere), Migliaccio Pasquale (Consigliere), Milone Giuseppe (Consigliere) e Pietroluongo Luca (Consigliere). A questi ultimi, tra i fondatori, va aggiunto Genuino Castaniere, presente fin dall’inizio e impegnato, in quel periodo, con la leva militare. Anzi, negli anni successivi, assicurerà la continuità insieme ad Alfredo Cangiano. La pubblicazione del giornale e l’attività socio-culturale del Centro si fondono sino a diventare un tutt’uno. E così, tra alterne vicende, sono passati da allora sedici lunghi anni! E alcune generazioni di giovani e adolescenti. Provenienti dalle famiglie più disparate e da condizioni sociali non sempre protette. Nessuno di loro è “scivolato” lungo il tortuoso percorso della vita, spesso disseminato di insidie e tentazioni. Sono diventati cittadini del mondo. Non è merito del “Centro Culturale Casandrino”, noi li abbiamo solo aiutati. Era l’obiettivo per cui eravamo nati. Ne siamo orgogliosi. Agli attuali dirigenti dell’Associazione, cui va il sostegno dei meno giovani, gli auguri affinché vadano “oltre” e possano testimoniare anche loro tra … anni che insieme si cresce e cambiare si può. |
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